Le proiezioni indicano una crescita significativa della capacità di lavorazione del greggio del continente, trainata da nuovi progetti e dall'ammodernamento delle infrastrutture esistenti.

Il panorama della raffinazione petrolifera in Africa è destinato a registrare cambiamenti significativi entro il 2026, con diversi impianti che, secondo le proiezioni, aumenteranno la capacità complessiva di lavorazione del greggio del continente. Questa espansione riflette gli sforzi in corso per accrescere il valore aggiunto locale e l'indipendenza energetica nelle diverse regioni.
Tra i progetti chiave che trainano questa crescita figurano impianti in Nigeria, Angola ed Egitto, oltre che in altri paesi. Questi sviluppi mirano a soddisfare la crescente domanda interna di prodotti petroliferi raffinati e, potenzialmente, a posizionare alcuni paesi come esportatori regionali. Le dimensioni di queste attività variano, con alcuni impianti che raggiungono volumi di lavorazione considerevoli.
Entro il 2026, si prevede che la raffineria Dangote in Nigeria contribuirà in misura significativa alla capacità di raffinazione del continente. Con una capacità di lavorazione prevista di 650,000 barili per giorno effettivo di esercizio (bpsd), rappresenta un incremento sostanziale dell'infrastruttura di raffinazione dell'Africa occidentale. Questo impianto è progettato per produrre una gamma di prodotti raffinati, tra cui benzina, gasolio, carburante per aviazione e polipropilene.
Si prevede che un altro importante impianto in Nigeria, la Port Harcourt Refining Company, contribuirà con 210,000 bpsd alla capacità totale del paese. Analogamente, secondo le proiezioni, la Warri Refinery and Petrochemical Company, anch'essa in Nigeria, aggiungerà 125,000 bpsd. Questi impianti, insieme ad altre raffinerie nazionali, sostengono la strategia della Nigeria volta all'autosufficienza nei prodotti raffinati.
In Angola, la raffineria di Lobito dovrebbe avere una capacità di lavorazione di 300,000 bpsd, che la renderà un attore chiave nell'Africa australe. Anche l'Egitto sta ampliando la propria capacità di raffinazione: si prevede che la raffineria di Assiut raggiunga 100,000 bpsd e quella di Mostorod 142,000 bpsd. Questi incrementi sottolineano l'impegno dell'Africa settentrionale nel rafforzamento della propria infrastruttura energetica.
Ulteriori capacità sono previste in diversi altri paesi africani. Si prevede che la raffineria di Safi in Marocco lavorerà 200,000 bpsd. In Libia, la raffineria di Ras Lanuf dovrebbe contribuire con 220,000 bpsd. Per la raffineria di Skikda in Algeria si prevede una capacità di 360,000 bpsd, mentre per la raffineria Sapref in Sudafrica è indicata una capacità di lavorazione di 180,000 bpsd.
Panoramica della capacità di raffinazione africana
La crescita complessiva della capacità di raffinazione in Africa suggerisce un cambiamento strategico volto a ridurre la dipendenza dalle importazioni di prodotti raffinati. Gli ampliamenti previsti e l'entrata in servizio di nuove raffinerie indicano un potenziale aumento degli scambi regionali di derivati del petrolio e un rafforzamento della sicurezza energetica per i paesi coinvolti.
Questa tendenza è particolarmente rilevante per i mercati delle materie prime, poiché influenza la domanda di greggio all'interno del continente, i cambiamenti nei flussi globali di prodotti raffinati e le operazioni di bunkeraggio nei porti regionali. Lo stato operativo e i tassi di utilizzo di questi impianti saranno fattori chiave per valutarne il pieno impatto sulla catena di approvvigionamento.
Le implicazioni
Per gli operatori del commercio di materie prime e gli armatori, la crescita attesa della capacità di raffinazione africana entro il 2026 segnala potenziali cambiamenti nella domanda regionale di greggio e nella disponibilità di prodotti raffinati. Una maggiore produzione locale potrebbe ridurre le opportunità di arbitraggio sui carburanti raffinati importati, ma potrebbe generare nuova domanda per specifiche qualità di greggio o offrire opportunità di esportazione di prodotti raffinati dal continente. Gli armatori attivi negli scambi intra-africani o nel trasporto di greggio verso questi nuovi impianti dovrebbero monitorare i tempi di entrata in esercizio e le specifiche dei prodotti. Questo sviluppo potrebbe influenzare anche i mercati del bunkeraggio, con una disponibilità potenzialmente maggiore di carburanti raffinati localmente nei principali porti africani.
Fonti e attribuzioni
Redatto con riferimento a Reuters. Leggi l'articolo originale